Nato a Milazzo, dove comincia negli anni settanta con il giornalismo "impegnato" in piccoli giornali locali e le prime radio libere, assieme a Pippo Fava ha fondato nel 1982 e poi sostenuto il mensile I siciliani, edito a Catania, che ha avuto il merito di denunciare le attività illecite di Cosa Nostra in Sicilia. Cavalieri, massoneria, mafia e politica i temi principali di un giornalismo che si proponeva rigoroso nelle inchieste e nel mestiere di comunicare e portare alla luce ciò che la mafia per anni aveva fatto al buio. Giuseppe Fava, a un anno dalla nascita del giornale, viene ucciso dalla mafia.
Orioles è il punto di riferimento più forte nella redazione del dopo Fava, impegnato a contrastare in ogni modo il fenomeno della mafia; guida un gruppo che si contraddistinguerà negli anni per l'unità e per la qualità delle inchieste svolte. Egli è stato inoltre tra i fondatori del settimanale Avvenimenti e caporedattore dello stesso fino al 1994. Dalla riapertura, nel 1993, fino al 1995 ha diretto I siciliani.
Dal 1999, svolge la sua attività giornalistica scrivendo e diffondendo l'e-zine gratuita La Catena di San Libero.
Nel maggio 2006 esce la sua ultima fatica: Casablanca, mensile (che ha fondato e dirige) col quale continua a denunciare mafie e corruzioni. Nel corso del 2008, la redazione di Casablanca annuncia l'imminente chiusura per mancanza di fondi e, nonostante i numerosi appelli lanciati a livello nazionale, è costretta a sospendere le pubblicazioni. Parte dei giornalisti impegnati in Casablanca, insieme alle personalità più attive della società civile, ha poi ripreso forma e dato seguito ai precedenti contenuti nel magazine online 'U cuntu[1], disponibile anche in un formato pdf liberamente scaricabile.
Nel dicembre del 2011 riesce a dare vita alla nuova versione totalmente digitale della rivista i Siciliani giovani di cui è segretario di redazione.
on D'Avanzo "Rostagno: un delitto tra amici" nel 1996. Con Saverio Lodata ha scritto "C'era una volta la lotta alla mafia". Nel 2007 fra gli sceneggiatori de "Il capo dei capi".
Nel 2009 ha ricevuto il Premio "E' giornalismo" per aver raccontato da più di trent'anni la Sicilia e la mafia.
'60.
Dalla parte dei senza nome, dei senza voce e senza volto: i produttori e l'esercito industriale di riserva, quelli che fanno la storia e la storia li scarica ai bordi dei suoi libri.
Dalle manifestazioni studentesche alla emancipazione delle donne, alla lotta per la casa, agli scioperi e alle occupazioni dove furono protagonisti donne, operai, disoccupati, studenti, sottoproletari e i loro antagonisti. Tutto quello che non poteva interessare i mezzi di comunicazione di massa è rimasto nelle foto di Tano.
I primi reportage sono dedicati al sud, in Sicilia e in Sardegna. Ma viaggia anche all’estero per “il mondo” va nell’lrlanda dellal guerra civile, nella guerra dei colonelli in Grecia. Poi nella spagna franchista, in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani, più volte in Palestina. Negli anni ottanta e novanta andrà in Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti; Protagonista di numerose mostre fotografiche, D’amico è autore di molti libri: Con il cuore negli occhi” Palestina, Gli anni ribelli, Randagi, Espulsi, E’ il 77, Il Giubileo nero degli zingari.
Il suo sguardo si distingue subito da quello degli altri fotografi.
Non gli interessano i fatti di cronaca quanto piuttosto le ragioni che li producono.